Natura

 
La Gola del Furlo rappresenta uno straordinario scenario da gustare percorrendo a piedi i sentieri che lo costeggiano per poter meglio ammirare gli imponenti strapiombi, le due gallerie romane (dove passava l'antica Via Flaminia), la ‘Grotta del Grano’, le specie rare floristiche protette (Moehringia papulosa, particolarmente rara), le verdi acque del fiume Candigliano e per compiere tranquille osservazioni avifaunistiche.
 
 Il fiume divide in due quello che una volta era un unico massiccio, per milioni di anni solcato dal Candigliano che ha lasciato una profonda spaccatura sul suo percorso. È anche per questo motivo che i monti racchiudono una sorprendente varietà di elementi interessanti. La Gola è formata da un enorme parete di calcare spaccata in due, per erosione da parte delle acque, tra il Monte Paganuccio (977 m) e il Monte Pietralata (888 m). La Via Flaminia proprio in quel punto comprende una galleria lunga 38,3 mt che gli antichi chiamaromo ‘petra pertusa’ o ‘forulus’ da cui il nome di galleria del Furlo. Questa fu fatta scavare nel suo punto più stretto da Vespasiano nel 77 d.C per consentire l’attraversamento degli Appennini dal versante tirrenico a quello adriatico. Vicino a questa, un’altra lunga solo 8 mt, forse scavata dagli Umbri o dagli Etruschi.
 
 
                                    
 
 
La Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo si estende su 3.600 ettari di boschi (per il 90% aree demaniali), pascoli e cime incontaminate. Si tratta di un autentico paradiso, dove la suggestione del paesaggio si unisce a una prodigiosa ricchezza naturalistica che vanta esemplari di flora e fauna davvero singolari. Basti pensare all’aquila reale, al falco pellegrino, al gufo reale, al picchio muraiolo, alla rondine montana, al rondone maggiore e al gracchio corallino. E poi al Furlo vivono lupi, caprioli, daini, cinghiali.
 
 La vegetazione che ricopre le cime del massiccio è costituita in prevalenza da querceti con roverella, carpino nero, orniello, acero, sorbo. Assai variegato anche l’habitat fluviale e ripariale, così come ricchissima è la vita che pullula nelle foreste, nei pascoli e nei cespuglieti. L’istituzione della riserva rappresenta un riconoscimento delle peculiarità ambientali e naturalistiche della zona. Sono salvaguardate e valorizzate, nel rispetto delle normative in vigore, in modo particolare la coltivazione e la raccolta di tartufi (al Furlo c’è una delle più antiche tartufaie d’Italia) e di essenze edule (funghi e frutti del bosco).
 
                      
 
Il Parco naturale della Gola della Rossa e di Frasassi, istituito nel 1997, ha una superficie di 9.167 ettari e comprende tre differenti biotipi: la Gola di Frasassi, la Gola della Rossa e la Valle Scappuccia. Circa un milione di anni fa, un brusco incremento del sollevamento orogenetico ha fatto aumentare l’energia potenziale dei corsi d’acqua che, incidendo profondamente le dorsali, hanno portato alla luce il calcare massiccio, tanto compatto e rigido da conservarsi in imponenti blocchi verticali. La dorsale di Frasassi è oggi incisa dall’omonima Gola, mentre la struttura del M. Pietroso-M. Murano è tagliata dalla Gola della Rossa.
 
Le conche ed aree collinari corrispondono, invece, a depressioni tettoniche e a rocce marnose o argilloso-arenacee, presenti soprattutto nel settore settentrionale del parco che mostra rilievi anche evidenti. La penetrazione dell’acqua meteoritica e di falda all’interno della roccia, allargando le fratture, (grazie alla corrosione chimica favorita dalla presenza di anidride carbonica disciolta), nell’area orientale della Gola di Frasassi, provoca una risalita di acque sulfuree profonde che genera un fluido estremamente aggressivo nei confronti del calcare
 
Questi processi, intervallati da locali crolli, resero ciclopiche le dimensioni di molti vani ipogei che si presentano come complessi carsici altamente articolati e dallo straordinario valore ambientale-paesaggistico come nel caso delle famose Grotte di Frasassi. Attraverso un silenzioso itinerario di circa un’ora, si possono ammirare con stupore piccoli laghi, stalattiti intarsiati, gigantesche stalagmiti, fino a giungere al maestoso Abisso Ancona (alto 240 m.), alla Sala delle Candeline, alla Sala dell’Orsa e a quella dell’Infinito.
 
          
 


Da tempo è stata effettuata una captazione idrica delle polle sulfuree ad uso della stazione termale di San Vittore che le utilizza per le terapie contro i disturbi respiratori e reumatici.  Nell’area di Frasassi si registrano alcune delle tracce più antiche della presenza umana (Grotta del Prete di Pianello di Genga).
 
Parco San Bartolo, a Gabicce Monte